Introduzione al Ciclo di Affreschi di palazzo Schifanoia

Falso storico
28 Settembre 2019
Introduzione al Ciclo di Affreschi di palazzo Schifanoia – 2
21 Marzo 2020

Introduzione al Ciclo di Affreschi di palazzo Schifanoia

 

A cura di Paolo Bendedei

Prima Parte

Gli affreschi ferraresi custoditi nel Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia rappresentano, nell’ambito delle nostre Ricerche Storiche, una sfida estremamente complessa.
Per questo motivo esporre gli esiti delle nostre Ricerche richiede un impegno notevole in quanto è d’obbligo adottare metodi espositivi inconsueti, in cui è necessario muoversi ed utilizzare criteri che, necessariamente, portano il lettore attento in direzione di un accentuato atteggiamento di sfiducia; brevemente, in maniera sintetica, vorrei evidenziare questo: le nostre Ricerche comprendono un’area cronologico-geografica molto estesa, quindi abbiamo la possibilità di valutare un elemento di Ricerca su più livelli di indagine storica eppure, se tutto questo costituisce un vantaggio enorme, in termini di pura Ricerca, incontriamo difficoltà ed ostacoli complessi quando gli esiti della Ricerca, in un determinato ambito, vengono esposti in una trattazione aperta alla Rete.
Il nostro impegno è di rendere il tutto leggibile e comprensibile; per questo al lettore è richiesta una valutazione complessiva e non settoriale.
Intraprendere studi e ricerche nell’ambito delle opere d’arte del tardo Gotico e del Rinascimento Italiano assume aspetti caratteristici dell’incursione extra Matrice; per questo motivo lo studio, l’analisi, la continua ricerca ed indagine storica rappresenta, effettivamente, una porta di accesso ai complessi legami karmici che ancorano la mente alla dimensione ristretta della consuetudine virtualmente Reale.

Quale linguaggio?

Interpretare il linguaggio espressivo del complesso ciclo di affreschi custoditi nel Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia richiede, oltre ad una indispensabile valutazione metafisica, una visione non ordinaria della psicologia del Regista.
Il mistero di Schifanoia è coerente al mistero custodito nella vicina Basilica di Santa Maria in Vado e, seguendo un percorso di pensiero creativo lineare, non potrebbe essere diversamente.
Questa valutazione può apparire forzatura puramente intuitiva o sintesi filosofica priva di fondamento, eppure questa è la prima chiave interpretativa dell’opera: il Ciclo di Affreschi nel Salone dei Mesi esprime un messaggio storico, astratto, matematico, alchemico e metafisico che solo un insieme di personalità, dotate di un forte pensiero creativo, erano in grado di progettare.
L’essenza stessa dell’esistenza del Salone dei Mesi, o più coerentemente Salone delle Costellazioni, è congiunta al vicino Miracolo Eucaristico; se ubicato in un luogo distante da Santa Maria in Vado il Ciclo di Affreschi di Schifanoia non avrebbe motivo di esistere.

Come abbiamo descritto in “Falso storico, trattiamo la vicenda di Ugo e Parisina…” (1), il valore intrinseco contenuto nel messaggio-miracolo avvenuto il 28 marzo 1171 presso la chiesa dedicata a Santa Maria in Vado, non è altro che un messaggio storico relativo ad un gravissimo fatto di sangue, avvenuto a Ferrara il 1° ottobre 1080, ovvero la distruzione dell’antichissima Università ferrarese e conseguente omicidio degli studenti, quasi esclusivamente ragazze provenienti da ogni luogo del pianeta, oltre ad Hannè, la straordinaria fondatrice e amministratrice dell’Università ferrarese.
Trattando di “antichissima Università Ferrarese”, muoviamo i nostri passi in un contesto integralmente dedicato al Nascosto, come è intuibile descrivendo ed introducendo il lettore alla Regìa del Miracolo Eucaristico; per questo credo sia d’obbligo evidenziare i rischi che incontriamo affrontando temi di carattere religioso: pertanto, per introdurre la Ricerca in questi territori complessi, riportiamo alcune righe tratte da “La vana fuga dagli Dei” di James Hillman, pubblicato da Adelphi, pag.13:
Comincerò citando due autorità in materia di religione, in modo da collocare il mio tema, la paranoia, entro il più ampio contesto di questa Tagung dedicata al Nascosto, e da chiarire fin dall’inizio che la mia conferenza andrà a situarsi nel punto in cui psicologia e religione, la religione intesa come rapporto con la divinità e come rapporto con la collettività, sfumano l’una nell’altra, nel punto, dunque, dove la psicologia è indotta a prendere in considerazione la teologia e la politica.
La prima citazione è di uno psicologo, Williams James: <Se si dovesse caratterizzare la vita religiosa nel senso più ampio e generale, si potrebbe dire che essa consiste nel credere che esiste un ordine invisibile e che il nostro bene supremo è l’adattamento armonico ad esso. In questa convinzione e in questo adattamento consiste l’atteggiamento religioso dell’anima>.
La seconda citazione è tratta dalla voce “Rivelazione” dell’autorevole dizionario di teologia di Kittel:
<Tutte le religioni riguardano in un modo o nell’altro il manifestarsi della divinità. E questo consiste nella rimozione di ciò che la nasconde. Non può darsi accenno diretto alla divinità … la divinità è nascosta.
Lo sa anche l’uomo primitivo. D’altro canto, con un Dio che restasse permanentemente nascosto non potrebbe esservi alcun rapporto, né tanto meno dimestichezza.
Nel senso più ampio, dunque, tutte le religioni dipendono dalla rivelazione … fa parte della natura della divinità rendersi manifesta. Ciò che conta è la proprietà del metodo … >.”

“Ciò che conta è la proprietà del metodo”.
L’essenziale non è la rivelazione come tale, bensì una rivelazione metodologicamente corretta ovvero, con le parole di Williams James, “l’adattamento armonico” all’ordine invisibile.

Le “chiavi” di accesso al mistero Schifanoia

Queste autorevoli analisi, a cura di Hillman, James, Kittel, conducono nuovamente la nostra Ricerca verso il Miracolo Eucaristico ferrarese in rapporto all’omicidio Thomas Becket ed alla strage ferrarese del 1° ottobre 1080; abbiamo evidenziato come il messaggio del Miracolo Eucaristico, avvenuto in Santa Maria in Vado, è in relazione all’omicidio di Thomas Becket tramite il numero 88 (2), e come l’omicidio Becket è in relazione alla strage ferrarese del 1080 tramite il doppio numero 88, numero fortemente simbolico, pertanto possiamo dedurre questo: il messaggio “omicidio Thomas Becket” rappresenta un forte indizio per capire cosa accadde a Ferrara la notte del 1° ottobre 1080.

Evidenziamo, seguendo metodi di indagine utilizzati dalla moderna Criminologia occulta, i punti salienti del “mistero” Schifanoia; abbiamo la prima chiave interpretativa del linguaggio utilizzato in Schifanoia, ovvero impiego del medesimo linguaggio simbolico adottato nel Miracolo Eucaristico del 1171, conseguentemente siamo in grado di comporre una prima struttura descrittiva del metodo utilizzato nel Miracolo Eucaristico.

In Santa Maria in Vado, nel 1171, come a Canterbury, nel 1170, la Divinità si manifesta non per imporre sé stessa ai propri adepti, ma per fornire indizi utili. Allora dobbiamo ripensare la natura stessa della Divinità in questione, e considerare nuovamente il gruppo di eventi composta da:

1a. Strage di Ferrara del 1080
1b. Omicidio Thomas Becket, Canterbury, 1170
1c. Miracolo Eucaristico, Ferrara, 1171

Procediamo in ordine cronologico e consideriamo il fatto di sangue avvenuto a Ferrara nel 1080: arriveremo per gradi e per indagini successive a definire ciò che era l’Università Ferrarese; al momento limitiamoci a prendere in considerazione la sua distruzione e con essa le inevitabili domande di base che sono d’obbligo:

2a. chi era Hannè, dato che al momento della morte la sua età non era inferiore a 3000 anni terrestri?
2b. si trovano indizi o accenni storici riguardo l’antica Università di Ferrara?
2c. chi sono i responsabili della distruzione?
2d. perchè questo evento è sfuggito alle forze difensive?

Il punto 2d., nell’ambito delle nostre Ricerche, ha posto in evidenza una Realtà che trascende da ogni valutazione definibile “Razionalmente comprensibile”.
Entriamo pertanto nel Regno Nascosto e immaginiamo, per un momento, questo: nel Regno sotterraneo, corrispondente alla città di Ferrara, opera, da millenni, una singolare Dea; in merito a questa Dea conosciamo una storia che La riguarda, e che la mitologia Greca ha tramandato in forma elementare; è la vicenda della sfida Atena-Aracne, vinta da Aracne con la creazione di uno straordinario “tessuto”.
Questo tessuto altro non è che il tessuto karmico, ovvero ciò che in epoca moderna è noto come Matrice karmica, o Matrix, per usare un termine di recente diffusione.
Inoltre la sfida Atena-Aracne, ovvero sfida Maestro-Allievo, era ovviamente un’accordo di gestione di quelle che, in effetti, sono due campi morfici di una stessa Realtà, ovvero Matrice bianca (animica) e matrice nera (demoniaca). Aracne ha in gestione la Matrice karmica delle Anime, quella definita bianca, Atena ha in gestione la Matrice karmica nera, relativa ai Demoni-Arconti-Angeli-Arcangeli relazionati agli umani, o meglio negli umani. E’ questo lo scacchiere bianco-nero, con le pedine (umane) associate ai due colori contrapposti.
La domanda che sorge spontanea è: “dove ricercare il motivo per cui ad Aracne sia sfuggito, nel settembre 1080, la preparazione e l’attacco all’Università ferrarese”.
Dunque come fu possibile che gli assassini e distruttori dell’Università Ferrarese abbiano bypassato la Matrice karmica gestita da Aracne, a maggior ragione in un luogo geografico posto a breve distanza dal luogo di residenza di Aracne?
Questo pensiero, diffuso a Ferrara nel XII° secolo, fu un duro colpo nell’Animo di tanti Ferraresi ed anche di tutti i famigliari che persero i loro figli la notte del 1° ottobre 1080 a Ferrara.
Fu un duro colpo anche per le Compagne di Viaggio, Amiche, Collaboratrici e conterranee di Hannè.

Aracne e la parziale perdita di controllo della Matrice karmica

Aracne, in un’epoca compresa tra il decesso di Elizabeth Cristina Luca, nel 189 a.C. (3) e l’anno zero della nostra epoca, venne privata di alcuni strumenti tecnologici, oltre alla propria parziale libertà di azione; strumenti che le permettevano di agire e di potenziare la propria azione nella Matrice karmica.
Gli Autori di questa aggressione, ai danni di Aracne, non appartengono, questo è elementare, alla Razza Umana; è pur sempre utile precisare.
In seguito alla drammatica vicenda del 1° ottobre 1080, ed anche alle necessarie motivazioni fornite da Aracne riguardo la falla del sistema di controllo, la città di Ferrara adottò una soluzione che, nel corso degli anni, fu in grado di risolvere le carenze tecnologiche sofferte da Aracne per alcuni secoli: si trattava di fornire ingenti quantità di Ferro, contenuto nel sangue, ottenuto dalla macellazione del bestiame nel “pratum bestiarum” e lavorato nella Cisterna del Follo (4). Con queste forniture mirate, provenienti dal Regno di superficie, Aracne, in breve tempo, fu in grado di ripristinare e di creare nuove soluzioni tecnologiche per mantenere e potenziare la struttura astrale del tessuto karmico animico.

Il Miracolo Eucaristico del 1171 rappresenta pertanto un messaggio, portatore di duplice significato, dedicato in primo luogo ai cittadini ferraresi; un messaggio dovuto, il cui valore possiamo sintetizzarlo con queste semplici parole: “cari ferraresi, ora sono nuovamente in grado di agire e di controllare integralmente la mia Matrice”, ed anche un messaggio di carattere storico, come abbiamo visto… (5)

Thomas Becket, un omicidio con radici profonde

Non è questo il luogo in cui elencare le vicende storiche che hanno segnato la vita di Thomas Becket; per questo studio limitiamoci a evidenziare la debole consistenza storica, e politica, delle accuse mosse ad Enrico II, indicato quale mandante dell’omicidio Becket.

Come si è sviluppata la condizione karmica che condusse i quattro cavalieri killer ad agire all’interno della Cattedrale di Canterbury, il 29 dicembre 1170?
Poniamoci nella condizione strategica di chi ha in gestione la Matrice karmica nera: Thomas Becket era un bersaglio, di chi ne proponeva il decesso, da anni, e questi non era certo Enrico II, ben consapevole delle conseguenze nel promuovere azioni eccessivamente incisive nei confronti di chi rappresentava una forza politica contrastante, di matrice religiosa. La decisione di eliminare Thomas Becket sicuramente si scontrava con un personaggio, Becket stesso, profondo conoscitore degli autori di questa decisione; in sintesi Becket era in grado di prevedere le mosse dei propri avversari.
In questo contesto, la Regìa della Matrice Karmica Nera organizzò l’evento alla data del 29 dicembre 1170; in questo modo l’omicidio era in grado di fornire un ponte ad una futura azione di Aracne.
Si potrebbe contestare alla Regìa Nera la gestione di un’azione cruenta, criminale, ma non trascuriamo altri aspetti nella configurazione e gestione di queste azioni umane/demoniache.
L’omicido Becket, se non gestito, poteva concretizzarsi anche durante l’anno 1165, ed in tutti gli anni a seguire; durante lo studio della personalità di Becket, ho ipotizzato la possibilità che fu Becket stesso a richiedere ed autorizzare l’intervento di Atena, utilizzando il proprio omicidio quale messaggio storico per gli eventi ferraresi del 1° ottobre 1080.
Questa conclusione può apparire eccessiva e fuori luogo eppure l’analisi della biografia e della personalità di Thomas Becket autorizza ad esprimere questo concetto.

Il messaggio del dicembre 1170 contiene vari elementi che, per analogia, si connettono alla notte ferrarese del 1° ottobre 1080:

3a. sacralità del luogo in cui viene attuato l’omicidio
3b. luogo di origine dei killer e condizione sociale dei killer
3c. Personalità della “vittima” e legami con università di bologna, erede spirituale di quella ferrarese
3d. Utilizzo di armi (spade, coltelli) di probabile origine ferrarese
3e. Mandante/i dell’omicidio (rimanendo in ambito strettamente umano)

Leonello Tolomei d’Este

A seguito della traduzione della lapide Aelia Laelia Crispis, nel corso delle nostre Ricerche urbanistiche riguardo ubicazione bolognese del Tempio, voluto da Priscila (6), dedicato a Elizabeth Cristina Luca, poi individuato in un settore urbano corrispondente ad un’area interna alla attuale Basilica di San Petronio, emerse una complessa rete di dati storici riguardanti la seconda metà del XV° secolo; questi dati storici, in parte associati ad importanti e note opere d’arte, ad una attenta e meticolosa analisi evidenziarono la forte presenza di una personalità definibile “spiccatamente umanistica e ferrarese”, tipica del suo tempo ma anche posizionata in zona d’ombra, trasversale e sfuggente; una personalità compatibile con un profilo psicologico noto alla nostra Ricerca.
L’identificazione di questa personalità, focalizzata grazie ai nostri metodi di indagine criminologica, ha potenziato notevolmente lo sviluppo delle Ricerche riguardanti il Ciclo di Affreschi ferraresi di palazzo Schifanoia; il Ciclo di Affreschi, come anticipato, possiede qualità intrinseche di linguaggio espressivo non compatibili con la condizione psicologica dell’uomo del XV° secolo e, a onor del vero, tantomeno con quelle dell’uomo del XXI° secolo.

Il personaggio in questione è indubbiamente Leonello d’Este: in risposta alla richiesta di Papa Nicolò V, e in accordo con il fratello Borso d’Este, Leonello esce dalla scena politica nel 1450, simulando il decesso presso la delizia di Belriguardo; la data scelta per annunciare la morte virtuale non è casuale ed è il primo giorno di ottobre, il medesimo giorno dell’aggressione criminale all’antica Università ferrarese, quindi un messaggio molto chiaro.

Leonello, da quanto emerso durante le Ricerche, dopo il primo ottobre 1450, operò un cambiamento anagrafico, mutando il proprio nome e adottando, giustamente, il cognome materno Tolomei; da quel momento il nuovo Leonello ebbe libertà di azione, essendo autorizzato ed incaricato da Nicolò V nell’arduo compito di condurre a termine situazioni politiche ad alto rischio, in particolare riguardo la vicenda storica bolognese legata alla personalità di Elizabeth Cristina Luca e alla conseguente enorme ammirazione popolare, da Lei acquisita in epoca medievale.

Leonello, fratello minore di Ugo, svincolato dagli impegni amministrativi del territorio Estense, ebbe libero accesso ai vari punti di ingresso, presenti a Ferrara, al Regno Sotterraneo; Leonello, di fatto, assume il ruolo di Vettore tra il Regno umano di superficie ed il Regno Sotterraneo, dove operano le ipertecnologiche Compagne di Missione di Hannè, la fondatrice e direttrice dell’Università Ferrarese, come anticipato in questo studio.
Con l’apertura delle Ricerche bolognesi, in merito ad alcune opere d’arte quali il Compianto sul Cristo morto, ora in Santa Maria della Vita, del Polittico Griffoni e delle opere Moscovite dell’Architetto Bolognese Aristotele Fioravanti, tratteremo della figura Vettore di Leonello Tolomei, ma, senza ombra di dubbio, l’opera che più ne rappresenta l’azione diplomatico-occulta è il Ciclo di Affreschi di palazzo Schifanoia; in Schifanoia Leonello supera i confini della cultura del suo tempo ed entra, a pieno titolo, in una dimensione epistemologica, superando anche i vincoli imposti dalla matrice karmica ed aprendo la strada ad una complessa rappresentazione iconografica della Storia Ferrarese, voluta e progettata da alcune Donne, di origine non terrestre, che definiamo, per semplicità di esposizione, Argonaute Ferraresi.
Lo studio del linguaggio espressivo che identifica il Ciclo di Affreschi di palazzo Schifanoia, assume connotazioni di indagine psicologica femminile non-umana; questo non deve spaventare il lettore in quanto trattiamo, nei limiti del possibile, di un’opera allegorico-metafisica, che trascende dai consueti canoni interpretativi, pur sempre realizzata in virtù di una possibile futura traduzione iconografica e conseguente lettura, compatibile alla mente umana.

Tratteremo di Leonello Tolomei e del suo ruolo nei complessi accordi con le Guardiane Aristocratiche Bolognesi e della traslazione del corpo di Elizabeth Cristina Luca da Bologna al Sacro Pantheon ubicato nel Regno Sotterraneo Ferrarese.

Prime conclusioni introduttive

A grandi linee è possibile definire un primo sintetico quadro d’insieme per indirizzare la mente verso la comprensione di una struttura complessa quale è il Ciclo di Affreschi del Salone delle Costellazioni di palazzo Schifanoia: innanzitutto gli intenti espositivi, manifestati in questo salone Rinascimentale, appartengono ad un insieme di elementi, non esclusivamente di carattere artistico-pittorico, come vedremo procedendo nell’esposizione e composizione delle parti, poi, per maggiore chiarezza, la nostra esposizione non si sofferma nella separazione di ciò che identifica due tipologie di interventi, ovvero uno di natura umana, di vasta cultura, tipica dell’epoca Rinascimentale e uno di natura non umana.
Concettualmente esporre opere di natura non umana non dovrebbe sorprendere il lettore o allontanare le personalità evolute da questa esposizione; il Miracolo Eucaristico, avvenuto nella vicina basilica dedicata a Santa Maria in Vado, non può certo rientrare nelle quotidiane azioni umane … piaccia o no trattasi di azioni non umane, da intendersi in senso ampio, molto ampio, e non strettamente di ambito angelico, demoniaco, spirituale. Qui parliamo di ambito non umano e di intelligenze dotate di un corpo, non necessariamente antropomorfo, ma queste sono considerazioni che un umano dotato di consapevolezza evoluta non dubita e non discute.
Quando tratteremo del semidio mitologico Pan e di ciò che lo identifica, di fatto, ci soffermiamo su una questione storica drammatica, devastante, che ha modificato drasticamente la vita di un complesso sistema planetario, comprendente i pianeti Venere e Terra, e di cui noi umani tutt’ora siamo “vittime” quasi integralmente passive, quasi integralmente inconsapevoli di quanto costituisce questa Realtà alterata e deformata.
L’esistenza stessa, e la sopravvivenza, fino ai giorni nostri, delle pareti affrescate di palazzo Schifanoia, con temi apertamente pagani, rientrano in una politica Umanistica approvata ed autorizzata da Papa Nicolo V; forse un tentativo per riparare i numerosi danni inflitti a Ferrara, alla vicina Bologna e a Padova, nel corso dei secoli, ed in particolare alle operazioni del 1380-1390 riguardo la distruzione della Cattedrale Templare di Ferrara e lo sconvolgimento architettonico che portò alla costruzione della Basilica di San Petronio a Bologna, oltre all’incendio che distrusse i dipinti di Giotto e di Giusto de Menabuoi nel Palazzo della Ragione di Padova, nel febbraio del 1420?

Note:

(1) Vedi: Falso storico, trattiamo la vicenda di Ugo e Parisina
http://www.logosubterra.net/2019/09/28/falso-storico/

(2) Vedi: Falso storico, trattiamo la vicenda di Ugo e Parisina
http://www.logosubterra.net/2019/09/28/falso-storico/ – 7.Conclusioni

(3) Vedi: La Pietra Filosofale http://www.logosubterra.net/2019/06/08/la-pietra-filosofale/
http://www.metamorfosialiene.com/2015/07/31/la-lapide-di-aelia-laelia-crispis/

(4) L’area dell’antico “pratum bestiarum” è collocabile nell’attuale area delimitata da Corso Giovecca-Prospettiva di Corso Giovecca-Palazzo Bonacossi in via Cisterna del Follo

(5) Questo passo, estremamente importante, ha suggerito l’apertura di una ulteriore linea di Ricerca in merito alla conduzione spuria della Matrice karmica Animica e della creazione di una versione virale, parallela alla Matrice karmica creata da Aracne, caratterizzata da una bassa frequenza vibrazionale.

(6) Vedi: http://www.logosubterra.net/2019/06/08/la-pietra-filosofale/